Esiste un silenzio, in terapia intensiva, che non è mai vero silenzio. È fatto di allarmi ritmici, passi rapidi, fruscii di camici, divise e respiratori meccanici che soffiano vita nei polmoni di chi non può più farlo da solo. Per chi vive l’ospedale ogni giorno, quel rumore è un sottofondo familiare. Ma cosa succede quando quel vetro si trasforma in una barriera insormontabile tra il mondo esterno e la persona che sta nel letto?

Una narrazione sospesa tra realtà e sensibilità
A questa domanda risponde “Cosa sognano i pesci rossi” di Marco Venturino (edito da Oscar Mondadori), un romanzo che non si limita a raccontare una storia, ma accompagna con delicatezza il lettore all’interno dell’universo così intimo della medicina d’urgenza. Chi conosce da vicino la realtà della corsia ritrova nelle pagine una straordinaria precisione nei dettagli clinici, mentre chi ama la grande scrittura scopre una narrazione capace di toccare le corde più profonde dell’anima, commuovendo con autenticità e senza mai cedere alla retorica o al facile pietismo.
Due vite allo specchio
Il romanzo si muove su un ritmo sincopato, alternando le voci di due uomini di quarantacinque anni che, in un contesto ordinario, non si sarebbero mai incontrati:
- Pierluigi Tunesi: un manager abituato al successo e al controllo assoluto. Oggi è il “pesce rosso”. Immobilizzato a letto dopo un intervento oncologico devastante, è sveglio, lucido, ma imprigionato in un corpo che non risponde. Vede tutto, sente tutto, ma per il mondo esterno rischia di diventare solo un numero di letto.
- Luca Gaboardi: il medico rianimatore. È un uomo apparentemente cinico, logorato dai turni, stanco delle complessità e delle frizioni interne alla gestione del reparto e anestetizzato dal dolore quotidiano.

Marco Venturino: lo sguardo di chi vive la corsia
La precisione dei dettagli clinici deriva dall’esperienza diretta dell’autore, che ha lavorato per decenni come primario di anestesia e rianimazione. Questa conoscenza dell’ambiente ospedaliero si riflette nella struttura del testo. La scrittura è lineare, rapida e priva di sovrastrutture retoriche. Venturino utilizza il proprio background professionale per mostrare la realtà della medicina d’urgenza da una prospettiva interna, evidenziando le difficoltà, le paure e i limiti della pratica clinica. La narrazione diventa così uno strumento per analizzare da vicino il rapporto tra operatore sanitario e paziente.
Il corpo della persona non è un macchinario
Per ogni lettore, questo libro rappresenta uno specchio potente e a tratti stimolante. Ci spinge a mettere in discussione le nostre reazioni quotidiane e il modo in cui viviamo la nostra routine. Pierluigi descrive medici e infermieri come “facce verdi” che si chinano su di lui, parlando sopra il suo corpo come se fosse un oggetto inanimato. È un promemoria essenziale sull’importanza dell’umanizzazione delle cure: dietro una cannula tracheale o un parametro alterato sul monitor c’è una vita intera, una mente che pensa, ricorda e, appunto, sogna.
La svolta emotiva del libro sta proprio nel modo in cui Luca, il medico indurito, inizia a “vedere” davvero il suo pesce rosso. Non servono parole: in terapia intensiva gli occhi diventano l’unico alfabeto possibile per comunicare.

Perché vi lascerà il segno
Questo libro vi catturerà perché sceglie la strada della sincerità, senza filtri ma con immensa delicatezza. Venturino accompagna il lettore dietro le quinte della sanità, mostrandone il lato più umano e le sue complessità quotidiane, l’attesa trepidante dei familiari e il carico emotivo dei professionisti della salute. Eppure, nonostante la profondità dei temi, tra le pagine non si respira mai rassegnazione. Al contrario, il romanzo si trasforma in un abbraccio travolgente e luminoso alla vita: una storia di resistenza e di quella complicità silenziosa che nasce spontanea quando ci si riconosce prima di tutto come persone, al di là dei camici, delle divise e delle cartelle cliniche.
Un romanzo che si trasforma in un bagaglio emotivo prezioso, capace di abitare a lungo i pensieri e il cuore.

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