Con l’arrivo dell’estate cresce la voglia di trascorrere più tempo all’aria aperta. Spiagge, montagne, attività sportive e giornate di relax diventano parte della quotidianità, ma insieme ai benefici del sole aumenta anche l’esposizione ai raggi ultravioletti. È proprio in questo periodo che la prevenzione diventa un tema centrale di salute pubblica, perché la pelle “ricorda” ogni esposizione non protetta.

☀️ Sole ed esposizione: tra benessere e rischio
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’esposizione eccessiva ai raggi UV rappresenta uno dei principali fattori di rischio modificabili per lo sviluppo dei tumori cutanei. Ogni anno vengono diagnosticati milioni di nuovi casi di tumori della pelle nel mondo, una parte dei quali si può prevenire attraverso comportamenti corretti e una maggiore consapevolezza.
Il sole non è un nemico. Al contrario, svolge funzioni fondamentali per l’organismo: stimola la produzione della vitamina D, contribuisce alla salute ossea e influenza positivamente il tono dell’umore. Tuttavia, questi effetti benefici si ottengono solo con un’esposizione equilibrata. Quando la pelle è esposta senza protezione o per tempi prolungati, il danno cellulare si accumula progressivamente, anche in assenza di sintomi immediati.

🌞 UVA e UVB: i due volti dei raggi ultravioletti
Uno degli aspetti più insidiosi dei raggi ultravioletti è proprio la loro “silenziosità”. La pelle non sempre manifesta subito gli effetti dell’esposizione: non è necessario scottarsi per subire un danno. Nel tempo, l’azione cumulativa dei raggi UV contribuisce all’invecchiamento precoce della cute, alla comparsa di macchie pigmentarie, alla perdita di elasticità e, nei casi più gravi, a mutazioni cellulari che possono evolvere in forme tumorali.

Per comprendere davvero come proteggersi è fondamentale distinguere tra le due principali tipologie di radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre: UVA e UVB.
I raggi UVA rappresentano la quota più consistente delle radiazioni UV che arrivano fino a noi. Sono presenti durante tutto l’anno, indipendentemente dalla stagione o dalla temperatura, e hanno la capacità di attraversare nuvole e vetri. Questo significa che la pelle è esposta agli UVA non solo durante una giornata al mare, ma anche nella vita quotidiana, mentre si guida, si cammina in città o si è vicino a una finestra. La loro azione si esercita in profondità, dove interferiscono con le fibre di collagene ed elastina, accelerando il processo di fotoinvecchiamento. Da un punto di vista clinico e dermatologico, sono tra i principali responsabili della perdita di tono cutaneo, della formazione di rughe e della comparsa di discromie. Inoltre, contribuiscono ai danni del DNA cellulare, aumentando il rischio oncologico.

I raggi UVB, invece, agiscono soprattutto sugli strati più superficiali della pelle e variano in intensità durante il giorno e le stagioni, raggiungendo il picco nelle ore centrali dell’estate. Sono i principali responsabili dell’eritema solare e delle scottature, un segnale evidente di danno acuto. Tuttavia, anche in assenza di scottatura visibile, possono indurre alterazioni cellulari profonde. L’effetto degli UVB è quindi immediato ma anche cumulativo, e gioca un ruolo importante nello sviluppo dei tumori cutanei, incluso il melanoma.

🧴 Fotoprotezione e fattori di rischio
Dal punto di vista infermieristico, uno degli aspetti più rilevanti è la frequente sottovalutazione del rischio. Nella pratica quotidiana si osserva spesso come la protezione solare venga utilizzata in modo scorretto: quantità insufficiente, applicazione occasionale o scelta del prodotto basata esclusivamente sul fattore SPF, senza considerare la protezione ad ampio spettro. L’educazione sanitaria in questo ambito è fondamentale perché traduce la conoscenza scientifica in comportamenti concreti, capaci di ridurre il rischio reale.
Un altro elemento spesso trascurato è il contesto ambientale. I raggi UV non colpiscono solo direttamente, ma vengono anche riflessi da superfici come acqua, sabbia, neve e cemento chiaro, aumentando l’esposizione complessiva. Questo spiega perché è possibile scottarsi anche in giornate ventilate, nuvolose o durante attività non percepite come “a rischio”.
🔬 Che cos’è davvero lo SPF
Lo SPF (Fattore di Protezione Solare) è un indice di laboratorio che descrive quanto una crema riesce a ridurre gli effetti dei raggi UVB sulla pelle (soprattutto le scottature).
👉 Quindi non è una sostanza naturale e non è un “elemento fisico”
È un risultato della performance del prodotto.
🧴 Come si ottiene nelle creme solari
Le creme solari contengono filtri UV, che sono le vere sostanze attive. Sono di due tipi:
- 🧪 Filtri chimici (organici): assorbono i raggi UV e li trasformano in calore
- 🪨 Filtri fisici (minerali): come ossido di zinco e biossido di titanio, che riflettono e disperdono i raggi UV
👉 È la combinazione, il tipo e la concentrazione di questi filtri che determina lo SPF.
🧪 Come si “trova” lo SPF
Lo SPF viene misurato, non creato direttamente:
- si applica la crema su pelle umana o modelli standardizzati
- si espone la pelle a raggi UV controllati
- si confronta il tempo necessario per provocare un eritema (rossore) rispetto a pelle non protetta
- da questo confronto si calcola il valore SPF
📌 In sintesi
- lo SPF non esiste in natura
- non è un ingrediente della crema
- è un indice che misura l’efficacia dei filtri UV contenuti nella crema

La protezione della pelle passa quindi attraverso una strategia combinata che include la scelta corretta della crema solare, l’adozione di comportamenti protettivi e la consapevolezza dei propri fattori di rischio individuali. Una buona crema solare deve essere ad ampio spettro, cioè in grado di proteggere sia dai raggi UVA che UVB. Il fattore di protezione solare, indicato come SPF, misura soprattutto la protezione contro gli UVB e rappresenta un parametro importante ma non sufficiente da solo. Nella maggior parte dei casi, durante l’estate, si consiglia un SPF 30 o 50, adattato al fototipo e alle condizioni di esposizione.

Le persone con pelle chiara, occhi chiari, capelli biondi o rossi e numerosi nei hanno una maggiore sensibilità ai raggi UV e richiedono una protezione più elevata. Tuttavia, è importante ricordare che nessun fototipo è esente dal rischio: la melanina offre una protezione parziale, ma non impedisce il danno cellulare. Un errore molto comune riguarda la quantità e la frequenza di applicazione. La crema solare dovrebbe essere applicata circa 20–30 minuti prima dell’esposizione e riapplicata ogni due ore, oltre che dopo il bagno o una sudorazione intensa. Anche il prodotto più efficace perde infatti progressivamente la sua capacità protettiva nel tempo.
🌿 Falsi miti e comportamenti quotidiani
Accanto alle evidenze scientifiche, la prevenzione solare si scontra spesso con convinzioni errate che influenzano le abitudini quotidiane. Uno dei falsi miti più diffusi è l’idea che una pelle già abbronzata sia una pelle protetta.
In realtà l’abbronzatura rappresenta una risposta di difesa della cute a un danno già avvenuto: l’aumento della melanina riduce solo parzialmente la sensibilità ai raggi UV, ma non elimina il rischio di ulteriori danni cellulari.

Un’altra convinzione ancora molto radicata riguarda le giornate nuvolose. L’assenza di sole percepito non corrisponde a una reale riduzione dell’esposizione: una quota significativa di raggi ultravioletti riesce infatti a attraversare le nuvole, rendendo possibile il danno cutaneo anche in condizioni meteorologiche apparentemente sicure. Allo stesso modo, l’idea che una sola applicazione di crema solare possa garantire protezione per tutta la giornata riduce in modo significativo l’efficacia della fotoprotezione.
Anche le lampade abbronzanti meritano una considerazione particolare. L’esposizione artificiale ai raggi UV non prepara la pelle al sole, ma contribuisce ad aumentare il carico cumulativo di radiazioni, accelerando il fotoinvecchiamento e incrementando il rischio di tumori cutanei.
👶 Le persone più esposte al rischio
La sensibilità ai raggi ultravioletti non è uguale per tutti. Alcune categorie risultano più vulnerabili e richiedono una protezione costante e accurata.
La pelle dei bambini, in particolare, presenta caratteristiche strutturali che la rendono più delicata e meno resistente agli agenti esterni. Nei primi anni di vita, i sistemi di difesa cutanei non sono ancora pienamente sviluppati e questo rende l’esposizione solare un fattore di rischio significativo. Le evidenze scientifiche mostrano che le scottature ripetute in età pediatrica sono associate a un aumento del rischio di melanoma in età adulta. Per questo motivo, nei bambini è fondamentale evitare l’esposizione diretta nelle ore più calde, privilegiando l’ombra, l’uso di indumenti protettivi e una adeguata fotoprotezione.

Anche le persone anziane rappresentano una fascia fragile, sia per la maggiore sottigliezza della cute sia per la presenza frequente di patologie croniche o terapie farmacologiche che possono aumentare la fotosensibilità. In questi casi la prevenzione richiede particolare attenzione e continuità.
🔍 Osservare la pelle: la regola ABCDE
La prevenzione passa anche attraverso l’osservazione consapevole della propria pelle. Conoscere i propri nei e monitorarne eventuali cambiamenti rappresenta uno strumento semplice ma fondamentale per intercettare precocemente possibili alterazioni sospette.
In ambito dermatologico viene utilizzata la regola ABCDE, un criterio pratico di osservazione:
- A come Asimmetria, quando una metà del neo non corrisponde all’altra
- B come Bordi, irregolari o frastagliati
- C come Colore, non uniforme o variabile
- D come Diametro, generalmente superiore ai 6 millimetri
- E come Evoluzione, cioè qualsiasi cambiamento nel tempo
La presenza di uno o più di questi elementi non rappresenta una diagnosi, ma costituisce un segnale che richiede una valutazione medica o dermatologica. La diagnosi precoce rimane uno dei fattori più importanti per la prognosi delle neoplasie cutanee.

🩺 Il ruolo infermieristico nella prevenzione
Nella pratica infermieristica, la prevenzione si traduce quotidianamente in educazione sanitaria e promozione di comportamenti corretti. Uno degli aspetti più critici riguarda la difficoltà nel trasformare informazioni corrette in abitudini realmente efficaci.
È frequente osservare un utilizzo non corretto della protezione solare: spesso ne viene applicata una quantità insufficiente, non viene riapplicata durante la giornata oppure viene scelta esclusivamente in base al valore SPF, senza considerare la necessità di una protezione ad ampio spettro contro i raggi UVA e UVB. L’intervento educativo infermieristico ha proprio l’obiettivo di colmare questo divario, rendendo le informazioni scientifiche comprensibili e applicabili nella vita quotidiana.
Durante il periodo estivo si osservano inoltre con maggiore frequenza episodi di eritema, disidratazione e colpi di calore, soprattutto nei soggetti più fragili. Anche questi eventi, spesso considerati lievi, rappresentano indicatori importanti di esposizione non adeguatamente controllata.

🌞 La prevenzione che diventa abitudine
Proteggere la pelle dai raggi UV non significa rinunciare al sole, ma imparare a viverlo in modo consapevole. L’esposizione solare, se gestita correttamente, rimane una risorsa importante per il benessere fisico e psicologico, ma richiede equilibrio e attenzione.
La prevenzione si costruisce attraverso gesti semplici ma costanti: una corretta applicazione della crema solare, la scelta di orari più sicuri, l’utilizzo di protezioni fisiche e l’ascolto della propria pelle nel tempo.
Dal punto di vista sanitario, e in particolare infermieristico, la prevenzione rappresenta una delle forme più efficaci di cura. Informare significa offrire strumenti concreti per proteggere la salute oggi e nel futuro.
In definitiva, vivere il sole in sicurezza non è una limitazione, ma una forma di consapevolezza. Ed è proprio questa consapevolezza che trasforma un’abitudine estiva in una strategia di salute che accompagna l’intero arco della vita.

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Sun Safety: How to Protect Your Skin from UV Rays and Enjoy a Safe Summer
With the arrival of summer, the desire to spend more time outdoors increases. Beaches, mountains, sports activities, and relaxing days become part of everyday life, but alongside the benefits of the sun comes increased exposure to ultraviolet (UV) rays. It is precisely during this period that prevention becomes a key public health issue, because the skin “remembers” every unprotected exposure.
☀️ Sun Exposure: Between Well-being and Risk
According to the World Health Organization (WHO), excessive exposure to UV rays is one of the main modifiable risk factors for the development of skin cancers. Every year, millions of new cases of skin cancer are diagnosed worldwide, a significant proportion of which could be prevented through proper behaviors and greater awareness.
The sun is not an enemy. On the contrary, it plays essential functions for the human body: it stimulates the production of vitamin D, contributes to bone health, and positively influences mood. However, these beneficial effects are only achieved with balanced exposure. When the skin is exposed without protection or for prolonged periods, cellular damage accumulates progressively, even in the absence of immediate symptoms.
🌞 UVA and UVB: The Two Faces of Ultraviolet Radiation
One of the most insidious aspects of ultraviolet (UV) radiation is its “silent nature.” The skin does not always show immediate effects of sun exposure: it is not necessary to get sunburned to suffer damage. Over time, the cumulative action of UV rays contributes to premature skin aging, the appearance of pigmentation spots, the loss of elasticity, and, in more severe cases, cellular mutations that may develop into tumor forms.
To truly understand how to protect oneself, it is essential to distinguish between the two main types of ultraviolet radiation that reach the Earth’s surface: UVA and UVB.
UVA rays account for the largest proportion of UV radiation reaching us. They are present throughout the year, regardless of season or temperature, and have the ability to penetrate clouds and glass. This means that the skin is exposed to UVA rays not only during a day at the beach, but also in everyday life—while driving, walking in the city, or sitting near a window. Their action penetrates deeply into the skin, where they interfere with collagen and elastin fibers, accelerating the process of photoaging. From a clinical and dermatological perspective, they are among the main causes of loss of skin tone, the formation of wrinkles, and the appearance of skin discoloration. In addition, they contribute to cellular DNA damage, increasing the oncological risk.
UVB rays, on the other hand, mainly affect the more superficial layers of the skin and vary in intensity throughout the day and seasons, peaking during the central hours of summer. They are the primary cause of sunburn and erythema, a clear sign of acute damage. However, even without visible sunburn, they can induce deep cellular alterations. The effect of UVB rays is therefore both immediate and cumulative, playing an important role in the development of skin cancers, including melanoma.
🧴 Photoprotection and Risk Factors
From a nursing perspective, one of the most relevant issues is the frequent underestimation of risk. In daily practice, it is often observed that sunscreen is used incorrectly: insufficient quantity, occasional application, or product choice based exclusively on the SPF value, without considering broad-spectrum protection. Health education in this field is essential because it translates scientific knowledge into practical behaviors capable of reducing real risk.
Another frequently overlooked factor is the environmental context. UV rays do not act only directly but are also reflected by surfaces such as water, sand, snow, and light-colored concrete, increasing overall UV exposure. This explains why it is possible to get sunburned even on windy, cloudy days or during activities not perceived as “at risk”.
Skin protection therefore requires a combined strategy that includes the correct choice of sunscreen, the adoption of protective behaviors, and awareness of individual risk factors. A good sunscreen must be broad-spectrum, meaning it protects against both UVA and UVB rays. The sun protection factor (SPF) mainly measures protection against UVB rays and is an important but not sufficient parameter on its own. In most cases, during summer, an SPF 30 or 50 is recommended, adapted to skin phototype and exposure conditions.
Individuals with fair skin, light eyes, blond or red hair, and multiple moles have greater UV sensitivity and require higher protection. However, it is important to remember that no phototype is risk-free: melanin provides only partial protection and does not prevent cellular damage. A very common mistake involves the amount and frequency of application. Sunscreen should be applied about 20–30 minutes before sun exposure and reapplied every two hours, as well as after swimming or heavy sweating. Even the most effective product gradually loses its protective ability over time.
🔬 What SPF really is
SPF (Sun Protection Factor) is a laboratory-based index that describes how effectively a sunscreen reduces the impact of UVB rays on the skin (mainly sunburns).
👉 Therefore, it is not a natural substance and not a “physical element.”
It is a result of the product’s performance.
🧴 How it is achieved in sunscreens
Sunscreens contain UV filters, which are the active ingredients. These are of two types:
🧪 Chemical (organic) filters: they absorb UV rays and convert them into heat
🪨 Physical (mineral) filters: such as zinc oxide and titanium dioxide, which reflect and scatter UV rays
👉 It is the combination, type, and concentration of these filters that determines the SPF.
🧪 How SPF is “measured”
SPF is measured, not directly created:
- sunscreen is applied to human skin or standardized test models
- the skin is exposed to controlled UV radiation
- the time needed to produce erythema (redness) is compared with unprotected skin
- this comparison is used to calculate the SPF value
📌 In summary
- SPF does not exist in nature
- it is not an ingredient in sunscreen
- it is an index that measures the effectiveness of the UV filters contained in the product
🌿 Myths and Everyday Behaviors
Alongside scientific evidence, sun protection is often challenged by misconceptions that influence daily habits. One of the most widespread myths is the idea that already tanned skin is protected skin. In reality, tanning is a defense response of the skin to an already existing injury: the increase in melanin only partially reduces UV sensitivity, but does not eliminate the risk of further cellular damage.
Another deeply rooted belief concerns cloudy days. The absence of perceived sunlight does not correspond to a real reduction in UV exposure: a significant proportion of ultraviolet rays can penetrate clouds, making skin damage possible even in apparently safe weather conditions. Similarly, the idea that a single application of sunscreen can provide all-day protection significantly reduces the effectiveness of photoprotection.
Tanning beds also deserve special consideration. Artificial UV exposure does not prepare the skin for the sun; instead, it increases the cumulative radiation burden, accelerating photoaging and raising the risk of skin cancer.
👶 Most Vulnerable Populations
The sensitivity to ultraviolet (UV) rays is not the same for everyone. Some groups are more vulnerable and require consistent and careful protection.
The skin of children, in particular, has structural characteristics that make it more delicate and less resistant to external factors. In the early years of life, the skin’s defense systems are not yet fully developed, making sun exposure a significant risk factor. Scientific evidence shows that repeated sunburns in childhood are associated with an increased risk of melanoma in adulthood. For this reason, in children, it is essential to avoid direct sun exposure during peak hours, favoring shade, the use of protective clothing, and adequate photoprotection.
Older adults also represent a fragile population, both due to increased skin thinning and the frequent presence of chronic diseases or pharmacological treatments that can increase photosensitivity. In these cases, prevention requires particular attention and consistency.
🔍 Skin Observation: The ABCDE Rule
Prevention also involves conscious observation of the skin. Knowing one’s moles and monitoring any changes is a simple but essential tool for the early detection of possible suspicious lesions.
In dermatology, the ABCDE rule is used as a practical assessment tool:
- A for Asymmetry, when one half of the mole does not match the other
- B for Borders, irregular or notched edges
- C for Color, uneven or varied pigmentation
- D for Diameter, generally greater than 6 millimeters
- E for Evolution, meaning any change over time
The presence of one or more of these signs does not represent a diagnosis, but it is a warning signal that requires medical or dermatological evaluation. Early diagnosis remains one of the most important factors in the prognosis of skin cancers.
🩺 The Nursing Role in Prevention
In nursing practice, prevention is translated daily into health education and the promotion of correct behaviors. One of the most critical aspects is the difficulty of turning accurate information into truly effective habits.
It is common to observe incorrect use of sunscreen: often an insufficient amount is applied, it is not reapplied during the day, or it is chosen solely based on the SPF value, without considering the need for broad-spectrum protection against UVA and UVB rays. The nursing educational intervention aims precisely to bridge this gap, making scientific information understandable and applicable in daily life.
During the summer period, there is also a higher frequency of erythema, dehydration, and heat stroke, especially among vulnerable individuals. Even these events, often considered mild, represent important indicators of insufficiently controlled exposure.
🌞 Prevention That Becomes a Habit
Protecting the skin from UV rays does not mean giving up the sun, but learning to experience it in a conscious way. Sun exposure, when properly managed, remains an important resource for physical and psychological well-being, but it requires balance and attention.
Prevention is built through simple but consistent actions: correct sunscreen application, choosing safer time slots, using physical protection, and listening to one’s skin over time.
From a healthcare perspective, and particularly a nursing perspective, prevention represents one of the most effective forms of care. To educate means providing concrete tools to protect health today and in the future.
Ultimately, living safely under the sun is not a limitation, but a form of awareness. And it is precisely this awareness that transforms a summer habit into a health strategy that accompanies the entire life course.

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