Escherichia coli: un batterio comune, ma non sempre innocuo

Un microrganismo normalmente presente nell’intestino umano che, in alcune varianti patogene, può causare infezioni anche gravi.

 

Batterio Escherichia coli (E. coli).Batteri Gram-negativi a forma di bastoncello corto, con dimensioni di circa 0,5-3,0 × 0,5-0,8 \(\mu\text{m}\). Mostrano motilità grazie alla presenza di flagelli peritrichi (distribuiti su tutta la superficie cellulare). “E. coli” di Volunteer7, disponibile su Wikimedia Commons, licenziato in base a CC BY-SA 4.0.

 

Dalla cronaca alla scienza: comprendere un batterio spesso frainteso, tra infezioni intestinali, sicurezza alimentare e prevenzione.

Negli ultimi giorni la cronaca umbra ha riportato la segnalazione di alcuni casi clinici di infezione da Escherichia coli che hanno coinvolto bambini tra i 3 e i 5 anni, attualmente ricoverati in diverse strutture ospedaliere. In uno dei casi più gravi si è sviluppata la sindrome emolitico-uremica, una complicanza severa che ha reso necessario il trasferimento presso un centro pediatrico specializzato.

La notizia ha riportato al centro del dibattito pubblico un microrganismo spesso citato, ma non sempre conosciuto nella sua reale complessità biologica e clinica.

Per molti, infatti, il nome Escherichia coli è associato esclusivamente a infezioni alimentari o a focolai epidemici. In realtà, si tratta di un batterio ampiamente diffuso e normalmente presente nel microbiota intestinale umano, dove nella maggior parte dei casi convive senza determinare alcuna patologia.

Il problema emerge quando entrano in gioco particolari ceppi patogeni, come quelli produttori della tossina di Shiga (STEC), responsabili delle forme cliniche più gravi e delle possibili complicanze nei bambini.

 

Modello strutturale della membrana esterna (OM) e dell’involucro cellulare di Escherichia coli K-12. L’involucro cellulare di E. coli presenta due membrane distinte: la membrana esterna (OM) e la membrana interna (IM). La membrana esterna è composta da fosfolipidi nel foglietto periplasmatico e da lipolipopolisaccaridi (LPS) nel foglietto esterno. Lo schema illustra la biosintesi dei gruppi zuccherini derivati dalle vie metaboliche del glucosio, la secrezione dell’acido colanico (CA) sulla superficie e l’ancoraggio transmembrana delle strutture del flagello e delle fimbrie di tipo I. “Different molecules of the OM in E. coli” di Jianli Wang, Wenjian Ma e Xiaoyuan Wang, disponibile su PubMed Central (PMC), licenziato in base a CC BY 4.0.

 

Dai ceppi innocui a quelli patogeni

La situazione può diventare pericolosa quando si entra in contatto con particolari ceppi patogeni, geneticamente diversi da quelli normalmente presenti nell’intestino umano. Alcuni di essi sono infatti in grado di produrre tossine che possono provocare condizioni cliniche anche gravi.

Tra questi, i più temuti sono i ceppi produttori della tossina di Shiga, conosciuti con l’acronimo STEC (Shiga toxin-producing Escherichia coli). Questi microrganismi prendono il nome dalla tossina che producono, una sostanza capace di danneggiare le cellule dell’intestino e, nei casi più severi, i piccoli vasi sanguigni di diversi organi.

L’infezione si manifesta generalmente dopo un periodo di incubazione compreso tra tre e quattro giorni, anche se può variare da uno a dieci giorni. I primi sintomi sono spesso rappresentati da crampi addominali intensi e dissenteria che nel giro di poco tempo può diventare emorragica. La febbre, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è spesso assente o modesta.

 

Paesaggio molecolare in sezione trasversale di una piccola porzione di un batterio Escherichia coli, dipinto da David S. Goodsell (1999). Dettagli cromatici e strutturali: * Verde: La parete cellulare, caratterizzata da due membrane concentriche costellate di proteine transmembrana. Si nota l’imponente motore flagellare che attraversa l’intera parete per far ruotare il flagello verso l’esterno. * Blu e Viola (Citoplasma): Le grandi molecole viola rappresentano i ribosomi; le piccole molecole a forma di “L” color amaranto sono i tRNA, mentre i filamenti bianchi descrivono l’mRNA. Gli enzimi solubili sono colorati in blu. * Giallo e Arancione (Nucleoide): La regione del nucleoide mostra il lungo filamento circolare di DNA (in giallo) avvolto attorno alle proteine HU. Al centro della sezione è visibile una forca di replicazione con la DNA polimerasi (in rosso-arancio) intenta a sintetizzare nuovo DNA “Escherichia coli, 1999″ di David S. Goodsell, The Scripps Research Institute / RCSB PDB, licenziato in base a CC BY 4.0 (doi: 10.2210/rcsb_pdb/goodsell-gallery-001)

 

Quando l’infezione si complica

Nella maggior parte delle persone l’infezione si risolve spontaneamente nell’arco di una settimana. Tuttavia, soprattutto nei bambini in età pediatrica e negli anziani, può comparire una complicanza rara ma severa: la sindrome emolitico-uremica (SEU).

Questa condizione rappresenta una delle principali cause di insufficienza renale acuta. La tossina prodotta dal batterio danneggia l’endotelio dei piccoli vasi sanguigni, determinando la distruzione dei globuli rossi, la riduzione delle piastrine e un progressivo deterioramento della funzione renale. Nei casi più gravi può rendersi necessario il ricorso alla dialisi e al trattamento intensivo.

 

Coltura batterica di Escherichia coli in crescita su terreno selettivo e differenziale Agar Eosina e Blu di Metilene (EMB). La tipica lucentezza metallica verde brillante è la caratteristica distintiva che permette di identificare E. coli su questo specifico terreno di coltura. “Crescita di E. coli su terreno” EMB di Gene Drendel, utilizzata sotto licenza CC BY 4.0.

 

I bambini e gli anziani sono più a rischio di sviluppare forme gravi dell’infezione da E. coli perché il loro sistema immunitario è meno efficiente: nei bambini è ancora in fase di sviluppo, mentre negli anziani tende a indebolirsi con l’età. Questo rende più difficile controllare l’infezione e limita la capacità dell’organismo di contrastare le tossine.

Va specificato che si tratta di un’evoluzione poco frequente. Tuttavia, proprio per la sua gravità, richiede un riconoscimento tempestivo e un monitoraggio clinico accurato.

 

Fermo immagine estratto da un video scientifico che illustra i fattori chimici che influenzano la crescita microbica (esperimento con colture di E. coli e B. subtilis trattate con disinfettanti a intervalli di tempo differenti). Esperimento ideato ed eseguito da Sofija Kostandinovska (Istituto di Biologia, FNSM, Università Ss. Cirillo e Metodio, Skopje, Macedonia) nell’ambito del progetto Wikiexperiments 2022. “Fermo immagine da ‘Chemical factors of microbial growth’ di Deni Ingilizovski / Shared Knowledge, utilizzato sotto licenza CC BY-SA 4.0.”

 

Dal contagio alla diagnosi: come si trasmette e si riconosce l’infezione

La trasmissione dell’infezione avviene prevalentemente attraverso il consumo di alimenti contaminati. Le principali fonti sono carne, in particolare bovina, consumata poco cotta, latte non pastorizzato, formaggi ottenuti da latte crudo, ortaggi lavati con acqua contaminata e non potabile. Anche il contatto diretto con animali da allevamento o con persone infette può favorire la diffusione del batterio.

Proprio i bovini rappresentano il principale serbatoio naturale dei ceppi STEC. Gli animali ospitano il batterio nell’intestino senza manifestare alcun sintomo e possono eliminarlo attraverso prodotti di escrezione, contaminando l’ambiente o gli alimenti durante le diverse fasi della filiera produttiva.

Per quanto riguarda il caso di cronaca umbra, tra le ipotesi attualmente oggetto di indagine epidemiologica è stata considerata anche la frequentazione di una piscina del territorio, utilizzata dai bambini coinvolti nei casi segnalati. La struttura è stata sottoposta a verifiche e campionamenti ambientali, secondo le procedure previste in questi casi.

 

Dal punto di vista scientifico è importante chiarire che le principali vie di trasmissione delle infezioni da Escherichia coli produttore di tossina di Shiga (STEC) rimangono quelle di tipo oro-fecale, prevalentemente legate al consumo di alimenti contaminati o al contatto con fonti animali.

Le piscine non rappresentano un serbatoio naturale del batterio, ma in condizioni particolari possono teoricamente diventare un veicolo secondario di trasmissione, qualora si verifichi una contaminazione fecale dell’acqua, e non siano pienamente garantiti adeguati livelli di disinfezione. Si tratta comunque di eventi poco frequenti e generalmente prevenibili grazie a specifici protocolli di trattamento e gestione dell’acqua.

 

Diagramma scientifico sulla locomozione batterica diviso in quattro sezioni: (A) Struttura schematica del flagello nei batteri Gram-negativi; (B) Tipologie di flagellazione batterica; (C) Strategie di locomozione (gliding, swarming, swimming); (D) Schemi delle diverse strategie di nuoto flagellare (E. coli, V. alginolyticus, R. sphaeroides, P. putida). “Schema sulla locomozione batterica” di J. Bastos-Arrieta, A. Revilla-Guarinos, W. E. Uspal e J. Simmchen (2018), utilizzato sotto licenza CC BY-SA 4.0 / Fonte: Frontiers in Robotics and AI.

 

Al momento, non esistono evidenze che confermino la piscina come origine dell’infezione, e le indagini epidemiologiche sono ancora in corso per ricostruire con precisione la fonte del contagio.

Per diagnosticare un’infezione da Escherichia coli si ricorre all’identificazione del batterio o delle sue tossine attraverso specifici esami di laboratorio eseguiti su campioni di feci. Oggi le moderne tecniche di biologia molecolare consentono di riconoscere rapidamente i ceppi produttori di tossina di Shiga, permettendo una gestione clinica più tempestiva rispetto al passato.

Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda la terapia. Diversamente da molte altre infezioni batteriche, gli antibiotici non sono sempre raccomandati nelle infezioni da STEC. Alcuni studi hanno infatti evidenziato che la distruzione del batterio potrebbe favorire un maggiore rilascio della tossina, aumentando il rischio di sviluppare la sindrome emolitico-uremica. Per questo motivo il trattamento è prevalentemente di supporto e deve essere valutato caso per caso dal medico, evitando qualsiasi forma di automedicazione.

 

Galleria analitica API® 20E (sistema miniaturizzato e standardizzato per l’identificazione rapida dei batteri) inoculata con Escherichia coli e incubata per 24 ore. Il test mostra una determinata serie di reazioni biochimiche nei pozzetti che genera il profilo numerico 5144512. “Galleria analitica API 20E per E. coli di A doubt, utilizzata sotto licenza CC BY-SA 4.0.

 

Il ruolo dell’infermiere: dall’osservazione clinica all’educazione sanitaria

Nella gestione delle infezioni da Escherichia coli, e in particolare delle forme sostenute dai ceppi produttori di tossina di Shiga (STEC), il ruolo dell‘infermiere è centrale lungo tutto il percorso assistenziale. Non si limita infatti all’esecuzione delle procedure cliniche, ma comprende l‘osservazione continua del paziente, il riconoscimento precoce dei segni di peggioramento e l’educazione sanitaria rivolta ai pazienti e alle loro famiglie.

Nei bambini, nei quali il rischio di sviluppare la sindrome emolitico-uremica (SEU) è maggiore, il monitoraggio infermieristico assume un’importanza ancora più significativa. La valutazione dello stato di idratazione, della diuresi, dei parametri vitali, delle condizioni neurologiche e dell’evoluzione della sintomatologia consente di individuare tempestivamente eventuali complicanze e di favorire un rapido intervento dell’équipe multidisciplinare.

 

Foto di Navy Medicine su Unsplash

 

L’infermiere svolge inoltre un ruolo fondamentale nella gestione della terapia di supporto, nell’assistenza ai pazienti sottoposti a trattamenti intensivi, nella raccolta dei campioni biologici e nell’applicazione delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni all’interno delle strutture sanitarie.

Accanto all’assistenza clinica vi è poi un aspetto altrettanto importante: l’informazione. Spiegare ai familiari come prevenire la trasmissione del batterio, promuovere una corretta igiene delle mani, fornire indicazioni sulla sicurezza alimentare e contrastare la diffusione di informazioni non supportate da evidenze scientifiche fanno parte delle competenze educative della professione infermieristica.

La presa in carico della persona non si esaurisce quindi nella cura della malattia, ma comprende anche la promozione della salute e della prevenzione, principi che rappresentano uno dei cardini dell’assistenza infermieristica moderna.

Conoscere per prevenire

La prevenzione rimane lo strumento più efficace. Una corretta igiene delle mani, la completa cottura della carne, l’utilizzo di latte pastorizzato, il lavaggio accurato di frutta e verdura con specifici prodotti e la separazione degli alimenti crudi da quelli già pronti rappresentano misure semplici ma fondamentali per ridurre il rischio di infezione.

Negli ultimi decenni la sicurezza alimentare ha compiuto enormi progressi grazie ai sistemi di controllo lungo tutta la filiera produttiva, alla sorveglianza epidemiologica e alla collaborazione tra laboratori, servizi veterinari e autorità sanitarie. Quando vengono segnalati casi sospetti, si attivano immediatamente indagini epidemiologiche finalizzate a individuare l’origine dell’infezione e a prevenire ulteriori contagi.

Tuttavia, è importante ricordare che la maggior parte delle infezioni da Escherichia coli ha un decorso favorevole e che oggi i sistemi di sorveglianza sanitaria sono molto più efficaci nel monitorare e contenere eventuali focolai. In questo contesto, la divulgazione scientifica svolge un ruolo fondamentale: deve informare in modo chiaro e accurato, illustrando i rischi reali senza creare allarmismi, così da permettere ai cittadini di comprendere i fatti e adottare comportamenti consapevoli e responsabili.

Informarsi su un patogeno potenzialmente pericoloso per l’uomo come Escherichia coli significa comprendere che la tutela della salute pubblica non dipende solo dai progressi della scienza, ma anche dalla prevenzione, dal rispetto delle norme di sicurezza alimentare e dalla responsabilità di ciascuno. La conoscenza dei rischi e delle corrette misure preventive rappresenta uno strumento fondamentale per ridurre la diffusione delle infezioni. Per questo, la migliore difesa non è soltanto la cura, ma anche la conoscenza.

 

Grafico statistico/mappa epidemiologica che mostra la prevalenza globale o regionale dei ceppi di Escherichia coliresistenti ai carbapenemi (CREC). I dati evidenziano la diffusione di questo fenotipo di resistenza antimicrobica, considerato una grave minaccia per la salute pubblica. Tratto da uno studio scientifico pubblicato nel 2024. “Prevalenza di Escherichia coli resistente ai carbapenemi” di J. Huang, C. Lv, M. Li et al. (2024), utilizzato sotto licenza CC BY 4.0 / Fonte: PubMed Central (PMC10771496).

 

 

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Escherichia coli: a common bacterium, but not always harmless

A normally present microorganism in the human intestine that, in some pathogenic variants, can cause even severe infections.

From news reporting to science: understanding a frequently misunderstood bacterium, between intestinal infections, food safety, and prevention.

In recent days, local news from Umbria (a region in central Italy, located between Tuscany, Lazio, and Marche, with its main cities including Perugia and Terni) has reported several clinical cases of Escherichia coli infection involving children aged between 3 and 5 years, currently hospitalized in different healthcare facilities. In one of the most severe cases, hemolytic uremic syndrome (HUS) developed, requiring transfer to a specialized pediatric center.

The news has brought back into public debate a microorganism that is often mentioned but not always fully understood in its biological and clinical complexity.

For many people, the name Escherichia coli is exclusively associated with foodborne infections or outbreaks. In reality, it is a widely distributed bacterium normally present in the human gut microbiota, where in most cases it lives harmlessly without causing disease.

The issue arises when specific pathogenic strains are involved, such as Shiga toxin-producing Escherichia coli (STEC), responsible for more severe clinical forms and complications, especially in young children.

From harmless strains to pathogenic ones

The problem begins when individuals come into contact with specific pathogenic strains, genetically different from those normally found in the human intestine. Some of these are capable of producing powerful toxins that can cause serious illness.

Among them, the most concerning are Shiga toxin-producing strains, known as STEC (Shiga toxin-producing Escherichia coli). These microorganisms are named after the toxin they produce, a substance capable of damaging intestinal cells and, in severe cases, the small blood vessels of multiple organs.

The infection typically appears after an incubation period of 3 to 4 days, although it may range from 1 to 10 days. Early symptoms often include severe abdominal cramps and watery diarrhea, which may later become bloody. Fever is usually absent or mild.

When infection becomes severe

In most cases, the infection resolves spontaneously within about one week. However, especially in young children and elderly patients, a rare but serious complication may occur: hemolytic uremic syndrome (HUS).

This condition is one of the leading causes of acute kidney failure in pediatrics. The toxin produced by the bacterium damages the endothelium of small blood vessels, leading to the destruction of red blood cells, a reduction in platelets, and progressive kidney impairment. In severe cases, dialysis and intensive care treatment may be required.

Drugs or bacteria such as certain strains of E. coli can be more dangerous in children and the elderly because their immune system is less efficient: in children because it is not yet fully developed, and in older adults because it tends to weaken with age. This makes it more difficult to control the infection and reduces the body’s ability to fight bacterial toxins.

Fortunately, this is an uncommon evolution. However, due to its severity, it requires early recognition and careful clinical monitoring.

From transmission to diagnosis: how infection spreads and is identified

Transmission of the infection occurs mainly through the consumption of contaminated food. The main sources include undercooked ground beef, unpasteurized milk, raw-milk cheeses, vegetables irrigated with contaminated water, and unsafe drinking water. Direct contact with farm animals or infected individuals can also facilitate transmission, especially in environments frequented by children.

Cattle represent the main natural reservoir of STEC strains. These animals carry the bacterium in their intestines without showing symptoms and can shed it through feces, contaminating the environment or food during different stages of the production chain.

Epidemiological investigation: the Umbrian case

In the reported cases from Umbria, one of the hypotheses currently under epidemiological investigation involves the possible exposure to a swimming pool used by the affected children. The facility has undergone environmental testing and sampling according to standard public health procedures.

From a scientific standpoint, however, it is important to clarify that the main routes of transmission of Shiga toxin-producing Escherichia coli (STEC) remain fecal-oral, mainly linked to contaminated food consumption or contact with animal sources.

Swimming pools are not a natural reservoir of the bacterium. However, under certain conditions, they may theoretically act as a secondary vehicle of transmission, if fecal contamination of the water occurs and adequate disinfection levels are not maintained. These are rare events and are generally preventable through proper water treatment protocols.

At present, there is no evidence confirming the swimming pool as the source of infection, and epidemiological investigations are still ongoing to identify the exact origin of the outbreak.

Diagnosis and therapy

Diagnosis is based on the identification of the bacterium or its toxins through specific laboratory tests performed on stool samples. Modern molecular biology techniques now allow rapid detection of Shiga toxin-producing strains, enabling faster clinical management compared to the past.

One of the less known aspects concerns treatment. Unlike many other bacterial infections, antibiotics are not always recommended in STEC infections. Some studies suggest that bacterial destruction may increase toxin release, raising the risk of developing hemolytic uremic syndrome (HUS). For this reason, treatment is mainly supportive and must be evaluated case by case by the physician, avoiding any form of self-medication.

The role of the nurse: from clinical observation to health education

In the management of Escherichia coli infections, particularly those caused by Shiga toxin-producing strains (STEC), the role of the nurse is central throughout the entire care pathway. It includes not only clinical procedures but also continuous patient monitoring, early recognition of deterioration, and health education for patients and families.

In children, who are at higher risk of developing hemolytic uremic syndrome (HUS), nursing surveillance is especially critical. Assessment of hydration status, urine output, vital signs, neurological condition, and symptom progression allows early identification of complications and timely multidisciplinary intervention.

Nurses also play a key role in supportive care, intensive care assistance, biological sample collection, and infection prevention and control measures within healthcare settings.

Beyond clinical care, education is equally important: explaining prevention strategies, promoting hand hygiene, providing food safety guidance, and counteracting misinformation are essential nursing competencies.

Care is therefore not limited to disease treatment but includes health promotion and prevention—core principles of modern nursing practice.

Prevention and public health awareness

Prevention remains the most effective tool. Proper hand hygiene, thorough cooking of meat, use of pasteurized milk, careful washing of fruits and vegetables, and separation of raw and ready-to-eat foods are simple but essential measures to reduce infection risk.

In recent decades, food safety systems have significantly improved thanks to production chain controls, epidemiological surveillance, and collaboration between laboratories, veterinary services, and public health authorities. When suspected cases are reported, epidemiological investigations are immediately activated to identify the source and prevent further spread.

Most Escherichia coli infections have a favorable outcome, and modern surveillance systems are far more effective than in the past. Scientific communication must explain risks without amplifying them, helping citizens understand facts and adopt informed behaviors.

Understanding a potentially harmful pathogen such as Escherichia coli means recognizing that public health depends not only on medicine, but also on prevention, food safety, and shared responsibility. Because often, the best defense against infection is not treatment, but knowledge.

 

 

Rappresentazione computazionale e illustrativa dell’interno di una cellula procariota (Escherichia coli) incentrata sul trasporto del lattosio. Visibili sul versante citoplasmatico della membrana cellulare le proteine transmembrana (in rosso) e le molecole di lattosio (sfere rosse e verdi). Al centro è visibile la struttura superavvolta del DNA con la regione dell’operone lac esposta, parzialmente associata a ribosomi, repressori e catene peptidiche in formazione. Tratto dal modello computazionale PROKARYO. “Modello tridimensionale dell’operone lattosio” (PROKARYO) di A. Esmaeili, T. Davison, A. Wu, J. Alcantara e C. Jacob (2015), utilizzato sotto licenza CC BY 4.0 / Fonte: BMC Bioinformatics.

 

Fonti/Sorces 📚

Corriere dell’Umbria, “Escherichia coli, tre bambini ricoverati: uno portato al Meyer con la sindrome emolitico-uremica”,  25/06/2027 https://www.corrieredellumbria.it/news/cronaca/455334/escherichia-coli-quattro-bambini-ricoverati-uno-portato-al-meyer-con-la-sindrome-emolitico-uremica.html utm_source=VCMS_correlati&_gl=1*1j2y97c*_up*MQ..*_ga*MTU5NDEwODE0Ni4xNzgyNzkzODMy*_ga_KY50W4FLZ7*czE3ODI4MDA5OTUkbzIkZzAkdDE3ODI4MDA5OTUkajYwJGwwJGg3NjIyNDA1Mjg.

Corriere dell’Umbria, “Escherichia coli, bimbi stabili: nelle prossime ore l’esito dei campionamenti in piscina”, 27/06/2026 https://www.corrieredellumbria.it/news/cronaca/455574/escherichia-coli-bimbi-stabili-nelle-prossime-ore-l-esito-dei-campionamenti-in-piscina.html?_gl=1*5jv5os*_up*MQ..*_ga*MTU5NDEwODE0Ni4xNzgyNzkzODMy*_ga_KY50W4FLZ7*czE3ODI4MDA5OTUkbzIkZzEkdDE3ODI4MDE0MTMkajYwJGwwJGg3NjIyNDA1Mjg.

Corriere dell’Umbria, “Escherichia coli: la Usl dispone il divieto di accesso alla piscina comunale di Bastia Umbra per i bimbi sotto i sei anni”, 29/06/2026.  https://www.corrieredellumbria.it/news/cronaca/455904/escherichia-coli-la-usl-dispone-il-divieto-di-accesso-alla-piscina-comunale-di-bastia-umbra-per-i-bimbi-sotto-i-sei-anni.html

 

 

 

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